Tassi BCE, Confartigianato Imprese Padova: “Così si frenano gli investimenti delle piccole imprese”
Nuovo rialzo del costo del denaro mentre il credito alle micro e piccole imprese continua a ridursi. In Veneto prestiti in calo del 5,8%
L’ennesimo aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea rischia di trasformarsi in un ulteriore freno per gli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nel momento in cui alle aziende viene chiesto di accelerare sulle transizioni digitale ed ecologica. A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Padova, che richiama l’attenzione sulle difficoltà di accesso al credito che stanno interessando il sistema produttivo locale e regionale.
“Le nostre imprese – commenta Katia Pizzocaro, componente della Giunta di Confartigianato Imprese Padova con delega al credito – stanno affrontando una fase complessa. Da una parte vengono sollecitate a investire in innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e formazione; dall’altra si trovano a fare i conti con un costo del denaro sempre più elevato e con una crescente difficoltà ad ottenere finanziamenti. È una contraddizione che rischia di rallentare la competitività delle nostre aziende”.
Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Banca d’Italia e BCE, il costo del credito bancario per le imprese italiane è oggi superiore di 186 punti base rispetto ai livelli precedenti alla stretta monetaria avviata nel giugno 2022. Un incremento persino superiore a quello registrato mediamente nell’Eurozona.
Ma il problema non riguarda soltanto il costo del denaro. A preoccupare è soprattutto la crescente difficoltà di accesso al credito per le realtà di minori dimensioni. Mentre il totale dei finanziamenti alle imprese mostra segnali di recupero, i prestiti destinati alle micro e piccole imprese continuano infatti a diminuire.
Il fenomeno è particolarmente evidente in Veneto, dove a dicembre 2025 i finanziamenti alle imprese fino a 20 addetti risultano in calo del 5,8% rispetto all’anno precedente, mentre il totale dei prestiti alle imprese della regione cresce del 2,3%. Una forbice che evidenzia come siano soprattutto le aziende più piccole a pagare il prezzo della stretta creditizia.
Sul fronte dei costi, inoltre, le imprese venete devono fare i conti con un tasso annuo effettivo medio del 5,92%, che sale al 6,54% nelle costruzioni e supera il 5% nel manifatturiero. Dall’inizio della stretta monetaria i tassi applicati alle imprese venete sono aumentati complessivamente di 188 punti base.
“Padova è una delle province italiane con la più forte presenza di piccole imprese artigiane – prosegue Pizzocaro –. Quando il credito diventa più costoso o più difficile da ottenere, sono proprio queste realtà a subire le conseguenze maggiori. Significa rinviare l’acquisto di nuovi macchinari, rallentare gli investimenti in tecnologie digitali, posticipare progetti di efficientamento energetico e, in alcuni casi, rinunciare a opportunità di crescita”. Per Confartigianato diventa quindi indispensabile rafforzare gli strumenti di sostegno agli investimenti e facilitare l’accesso alla finanza per le imprese di minore dimensione, evitando che la politica monetaria finisca per penalizzare proprio quella parte del sistema produttivo che rappresenta la spina dorsale dell’economia territoriale.
“Le micro e piccole imprese – conclude Dall’Aglio – chiedono condizioni che consentano loro di continuare a investire, innovare e creare occupazione. Senza credito non c’è sviluppo e senza investimenti sarà molto più difficile raggiungere gli obiettivi di competitività e sostenibilità che l’Europa stessa si è data».
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